Lettera aperta alla Presidenza del Consiglio dei Ministri

Caltanissetta 10.08.2012

 

Presidenza del Consiglio dei Ministri
Al Consulente economico
del primo Ministro, prof. Mario Monti.
R O M A

Inviata per posta elettronica:
” centromessaggi@ governo.it”

            Vorrei sottolineare che oggi nel nostro Paese convivono realtà in contrasto radicale tra loro, analoghe a quelle poste dalla convivenza tra industria e salute.

La legge urbanistica, ad esempio, ormai base della economia, necessita di un profondo ammodernamento, specie laddove prevede negli strumenti generali uno standard minimo di “verde pubblico” (nella misura mq. 12 per abitante), che tradotto in costi tra esproprio, sistemazione, piantumazione e manutenzione ventennale ammonterebbe almeno a 1000 (mille) euro metro quadrato/abitante e cioè 55 Miliardi ( 55 milioni ab. x 1.000) a carico dei Comuni: una chimera !!

 

Nel settore fino ad ora si è fatto poco o nulla, ma immaginiamo nel futuro oscuro cui andiamo incontro cosa potrà attuarsi senza una modifica della legge.

E’ certo che sarà impossibile assicurare ai centri abitati decoro, igiene, qualità della vita ed arredo urbano sia per i residenti che per l’accoglienza.

Immaginiamo una nazione che tende a vivere di turismo e si appresta alla privatizzazione dei beni fruibili nei centri storici che esibisca decadenza e stato di abbandono anchenel nuovo tessuto urbano.   

Un centro che si rispetti deve realmente disporre di zone verdi fruite e fruibili ma per conseguire l’obiettivo occorre un cambio di definizione che pur lasciando immutata la previsione di legge, completi la dizione di tale zona omogenea con l’inserimento delle parole “ attrezzato privato per l’uso , atta a porre a carico dei privati ogni investimento nel settore, lasciando alla loro iniziativa il reale utilizzo delle aree con l’inserimento di attrezzature anche costruttive.

Si andrebbe così alla previsione di zone di “verde attrezzato privato per l’ uso pubblico”, lasciate alla libera programmazione esecutiva, anche se sotto il controllo della P.A. in fase di progettazione, realizzo e manutenzione a mezzo concessione.

La premessa è concreta perché le Città fino ad ora hanno convissuto con la realtà della gita fuori porta in un settore come quello della salute, legato all’uso di un verde esistito solo sulla carta per mancanza di fondi, ma laddove esistente di sempre più difficile fruizione a causa di inquietanti  presenze ed accadimenti  tutt’altro che rassicuranti, comunque legati  a mancanza di adeguato controllo.

Con il controlloprivato obbligato sulla propria iniziativa di investimento e nel rispetto di una convenzione da stipulare con i consigli comunali, all’atto del rilascio di concessionirevocabili, sarebbe tutt’altra realtà urbanistica così riassumibile:

  • previsioni di piano attuate puntualmente e con i servizi fondamentali
  • patrimoni smobilitati con pratica di equità costituzionale
  • igiene ed arredo curati
  • affezione del cittadino alle Istituzioni
  • migliore accoglienza verso gli esterni
  • occupazione produttiva

Nelle aree metropolitane si potrebbe concentrare il tutto in aree grandi commerciali con parcheggi, come spontaneamente già avviene in forma speculativa, ma solo per la mancanza di previsioni generali e di progettualità esecutiva di dettaglio, mentre nei medi e piccoli comuni si potrebbe sperimentare, e poi attuare, la loro aggregazione spontanea, valorizzando e migliorando la esistente viabilità intercomunale che necessita di una urgente revisione sulla appartenenza per competenza in vista del rimpasto  provinciale, specie nelle posizioni marginali.

             In ogni caso il vero  problema sarebbe una nuova e più libera visione progettuale urbanistica calibrata ed adattata alle condizioni economiche ed ambientali.

 

Distinti saluti

Ing. Bongiorno Giorgio

 

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