Il tornado nel tempo

Il semicerchio geografico della dominazione del sud mediterraneo, di cui la Sicilia ha subito il primo impatto, si estende dalla Grecia ai paesi nord Africani, alla penisola iberica meridionale e costiere a finire alla costa sud Francese a chiudere con la Savoia – Piemontese.

Una tenaglia che con la doppia mascella armata e feroce ha sgretolato la gioia di vita di una terra nata dall’abbraccio già drammatico tra la placca continentale Africana e quella Eurasiatica sulla faglia direttamente collegata con il fuoco del globo terrestre.

Un balletto durato 2.500 anni con tante facce di avidi signori della guerra che basavano i loro diritti su facili decisioni, mai avversate, prese nei tavoli lontani di Imperi rimasti sconosciuti alle popolazioni che ne subivano la scaltrezza, sempre priva del rispetto umano.

Tutte le periferie dei centri di potere sono destinate a subire la sorte dei cambiamenti politici voluti da lontano, ma è questo anche il privilegio dovuto per tenere lontana la guerra, limitandola ad un terreno di scontro interno nella fasi acute delle carestie.

I fuochi di paglia necessari per la comprensione delle necessità insorgenti dai fenomeni economici mondiali o continentali.

Unico argine, anch’esso lontano, agli albori: quelle civiltà Etrusche, Sabine, originarie di un impero Romano e poi sempre lo Stato Pontificio pronto a gestire mediazioni, con una visione spesso incompresa, tra interessi blasfemi e veri o falsi sentimenti religiosi dei comandanti di popoli resi “forti” dalla voglia costante di  dominare nei vari cicli storici.

Come fosse la logica conseguenza di una condanna alla lotta contro Satana, consigliere degli avidi, sempre accesa e mai evitabile, dentro e fuori dai suoi confini mobili, con il tornado semprelocalizzato nella storia e nella geografia del Nostro Mediterraneo, su cui si affaccia anche la terra in cui nacque il Cristo del Cattolicesimo ed il Maometto dell’Islam, ancora agitati da profonde forme di antagonismo conservatore a beneficio di nessuno.

Ma con la visione satellitare degli eventi e con la conoscenza della esperienza di cui siamo oggi dotati, anche i popoli meno agiati possono guardarsi alle spalle e comprendere certamente che è più produttiva la collaborazione dal basso, figlia dell’umiltà, sintesi dell’insegnamento evangelico e coranico , che non la lotta, figlia di un  comando esterno alle anime naturalmente violente.

 

Ebbene, la attuale esigenza della pratica di questa disciplina deriva dalla reale carestia che stiamo vivendo, oggi chiamata recessione economica, perché anch’essa è voluta da lontano ed è la nuova forza che alimenta il tornado, evitabile soltanto con la pratica della conoscenza e la cultura.

Ing. Giorgio Bongiorno

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