Professionalità e medaglie

                                                                                              Caltanissetta 01.04.2013

 Professionalità  e medaglie

Anche le professioni hanno le loro età con le loro celebrazioni che una volta erano almeno secolari, ma oggi, che tutto è più veloce, si parla anche di cinquantennio, così mi diceva un anno addietro Egidio Marchese, presidente del mio Ordine professionale, invitandomi ad organizzare qualcosa per celebrare il mio e di altri colleghi.

Ho pure pensato al cinquantennio di mio padre e di mio nonno fino a riportandomi all’epoca di disfacimento del regno delle due Sicilie e queste tre generazioni professionali allineate e dedicate al miglioramento della vita con esperienze diverse sulla nostra terra, sulla sanità e sulla ingegneria mi hanno provocato disagio.

Ho infatti tentato di riscoprirne i pregi sono rimasto sorpreso di vedere che non ero capace di individuarne, anzi personalmente dovevo riconoscere di aver contribuito a guastare la bellezza del passato nei miei ricordi, senza quei miglioramenti che immaginavo di ottenere sulla efficacia  di uno scambio umano col territorio.

Ma anche nel paragone con chi mi avevano preceduto – come la enorme riduzione statistica della mortalità infantile ed un incremento della produzione agricola – ho visto lo sconforto per un forte ridimensionamento a fronte delle ormai evidenti e gravi trasformazioni genetiche che le hanno caratterizzate e rese possibili.

Ho anche rivolto il pensiero ai grandi fisici del novecento per verificare quel grande vuoto sul fondo del contenitore delle loro manipolazioni nucleari e non, chiamate scoperte .

Vengo perciò a scriverti, caro Presidente, che non credo in coscienza che la professione ed in particolare la nostra categoria, a dispetto dei grandi temi che i congressi continuano a celebrare,  meriti alcun premio o riconoscimento per i risultati ottenuti, anzi temo che in generale il reale scopo professionale  possa essersi dimostrato solo utile a non migliorare altro che traguardi del tutto personalistici .

Abbiamo lasciato purtroppo una poco gradevole impronta digitale sulla vita delle Città – che non abbiamo amato come noi stessi, cioè come le abbiamo trovate – laddove avremmo dovuto continuare   a sognarle sotto la spinta e la vigilanza delle nostre coscienze.

Penso oggi in sostanza che il grave errore che l’uomo ha potuto compiere, con la naturalezza di chi pone in essere “un diritto”, sia stato quello di incidere sull’andamento delle cose con una volontà tanto più violenta, quanto più potenti sono stati i mezzi di cui è riuscito a disporre.

Vorrei sapere se, condividendo che questa sia la conseguenza ovvia di una insopportabile accelerazione delle modifiche che noi ingegneri continuiamo ad operare sul mondo che ci circonda – che non si fa più in tempo ad apprezzare -, sei d’accordo anche tu su una rinuncia a medaglie al merito, almeno sino ad un prossimo congresso che abbia come tema “ Il ritrovamento del rispetto nel territorio”, cioè verso i gravi sacrifici sopportati da sempre e da ciascuno per futuri traguardi, ma soltanto se “nobilmente dedicati”.

                                                                                              Ing. Giorgio Bongiorno

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