Cosa penso oggi

Giorgio Bongiorno

Ciascuno è la storia, soprattutto noi 

            Chi in questo anno che subentra compirà i suoi 75 anni, o li ha già superati, ha vissuto almeno la seconda metà dei 150 anni della storia d’Italia unita, saldata tra quella più significativa del Novecento,  dal ’35 al compimento del millennio, e quella definita già evolutiva, dopo la svolta  fino al 2010, forse senza rendersene conto.

            Siamo tanti e pur illuminati da molte luci, oggi dobbiamo riflettere in quale di tutte queste forme di vita ci potremo identificare, per discuterne con noi stessi o tra di noi amici e non, della normale partecipazione alla nostra epoca, come si  suole dire, distinguendo il capo dalla coda.

             Certo se, malgrado le spinte generazionali, tutti riuscissimo ad essere consapevoli di aver costituito e di costituire ancora la poliedrica volontà di azione di un corpo unico capace di tracciare un importante pagina di storia – così turbolenta e complessa che ci ha portato forse troppo avanti su una strada non tracciata –  troveremmo forza nel vero significato della nostra esistenza collettiva nel senso più responsabile possibile, ciascuno per la propria parte, con le proprie forze e nel rispetto del proprio punto di vista umano e politico.

            Non ci è dato sapere singolarmente, se la “rendita” di questo vivere ed agire nel suo complesso ci ha potuto rendere singolarmente contenti, felici, potenti, scontenti, coerenti o nostalgici di un’altra ipotetica scelta, anche migliorativa rispetto a quella costruita con le azioni di ogni Santo giorno, ma è certo che il caso ci ha voluti gettare insieme in un periodo storico “ dalle molte anime difficili”, che può ancora accogliere forme e modi di riscatto finale, continuando sulla via del miglioramento caparbio, tra i grandi ed i piccoli errori già commessi, sempre reversibili e rinnovabili.

            A patto di non distrarci con il ricordo o con recenti, vecchie e diverse forme o atti di volontà paralleli poco umani, che sono da cancellare a diverso titolo – in quanto nemici della speranza e generatesi spontaneamente da una oscura gestione di esistenze senza tempo – e procedere decisamente verso la visione collettiva della vita, che rappresenta e rappresenterà, senza dubbio e sempre di più, il migliore frutto di cui cibarci fino alla fine.

            Perché per poter vivere la storia che ci appartiene, non possiamo che scegliere insieme di allontanarci da tutte le realtà drogate e distinguere la nostra fantasia da una sua rappresentazione flaccida, oleografica ed evanescente, insieme ai più giovani e giovanissimi di buona volontà.  

 Caltanissetta 31.12.2010 ore 23,59

Giorgio Bongiorno classe 1936

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