Spread e cultura rurale

                                                                                                                      Caltanissetta 13.12.2012

Spread e  cultura rurale

            Penso sia giunta l’ora di comprendere la etimologia della parola “spread”, atteso che è avviato a diventare l’icona di una “perdita esistenziale”.

            Qualcuno dice che è solo un imbroglio, molti dicono che è un indicatore importante,  altri che è essenziale, ma ormai appare a tutti come un importante imbroglio,coniato da un banchiere.

            Se consulti il vocabolario trovi che si tratta di qualcosa che si diffonde in tutte le direzioni, come una esplosione che viene alla luce, cioè che si rende visibile nella realtà celata, come un orribile traguardo che compare alla vista di noi tutti mentre gli corriamo incontro.

            Ma è solo una luce che illumina negatività, ci denuda e mostra impietosamente tutti gli errori commessi ingenuamente agli occhi di chi ci aspettava dietro l’angolo, ma non per dirci “te l’avevo detto” anzi per dirci “ora che sei arrivato cerca di comprendere che non puoi andare né indietro né avanti, devi solo abbandonare le tue abitudini e lavorare anche per noi, atteso che hai vissuto di acconti superiori di quelli che ti potevi permettere“.

            Un po’ come tutte le trappole che siamo ormai abituati a gestire con contratti telefonici,  origine di una new – economy, già resa opprimente dal puzzo della sua degenerazione precoce.

            Ma un’altra esplosione di cultura ha dato stasera, a Caltanissetta, un ben assestato colpo di spugna a queste immagini cancerogene nella gelida galleria di Palazzo Moncada.

            Una ventata di cultura calda – eufemismo voluto – ci è stata confezionata da  Giuseppe Giugno architetto, come regalo natalizio.

            La nostra storia vera è apparsa così dalla oscurità medievale e dalla oscurità dell’attuale e nuovo Medio Evo, attraverso mirate relazioni di giovani, che hanno così potuto mostrare finalmente il loro amore per la loro città, fondata sull’economia agricola ed assunta precocemente, quasi come esperimento urbanistico ma anche sociale, a valori Rinascimentali per precisa volontà di un Vicerè di Sicilia nato a Collesano, ma inzuppato di una strategica cultura Europea.

            Mi riferisco ad un evento, di natura storica, cui abbiamo avuto la fortuna di assistere, rappresentato alla fine da una stretta di mano tra un Municipio attuale (Palazzo del Carmine) ed un palazzo del ‘600 (residenza incompleta dei Moncada) che sicuramente darà buoni frutti alla nostra comunità con il sostegno della Sovraintendenza ai Beni Culturali.

            Stretta di mano sobria ma fortunatamente lontanissima da apparati politici in tutt’altre faccende affaccendati, quasi a sottolineare che a loro della storia passata presente e futura non interessa nulla. Poco male.

            Stretta di mano che invita anche ad un riesame attento a partire dal Centro Storico, fino al “contado“, da sempre vero erede e padrone di una zona rurale derivata dal Feudalesimo.

            Ciò perché tutti dobbiamo riportarci nelle pianificazioni alle origini economiche legate alla agricoltura da un feudalesimo – da cui la definizione territoriale Feudo – che in altre occasioni abbiamo avuto modo di rivalutare a fronte di una errata smembratura (piccola proprietà contadina), superata in embrione dalla attrazione Europea, legata ad uno strano urbanesimo allargato.

            Forse ci ha sempre spinto alla fuga una carenza di orgoglio, forse un forte desiderio di uscire dall’isolamento, forse di una immagine più verde dell’erba del vicino, ma sta di fatto che ci siamo dimenticati che  inversamente il vicerè Moncada aveva “visto” fin dai primi del  ‘600 questa Città proiettata nel futuro a partire dal centro di una Sicilia Mediterranea.

           Sarà perché gli è però mancato il tempo di completare la sua opera costruttiva, così come quella formativa, verosimilmente ispirata alla illuminata rivoluzione culturale di Federico II, indotto a limitarsi alla valorizzazione della sola linea costiera, ma sta di fatto che questa Città dell’interno da allora è stata lasciata ad un suo destino agricolo sempre più povero, che lo Spread oggi paradossalmente illumina negli aspetti di una compatibilità piena  verso la modernità economica più matura e profonda.

Approfittiamone!?

                                                                                      Buon Natale 2012 Ing. Giorgio Bongiorno

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